Partnership

La crescente importanza delle tematiche ambientali è al centro di una fitta rete di relazioni con diversi partner di comprovata esperienza nel settore.

Continuamente alla ricerca della massima qualità in qualsiasi fase del processo produttivo, ILVA collabora con diverse realtà che la aiutano a migliorare costantemente le proprie performance ambientali.

La partnership con Nalco e la realizzazione della rete di Biomonitoraggio insieme a diverse realtà universitarie sono due tra le tante collaborazioni di successo avviate recentemente.

La partnership con Nalco, attività e risultati

Dal 2013 a oggi, ILVA ha ridotto sensibilmente le emissioni polverose dei Parchi Primari, migliorando le condizioni ambientali dei luoghi di lavoro e dei quartieri confinanti con lo stabilimento.

Secondo i dati raccolti dalla centralina ARPA della Stazione Statte, i valori medi delle emissioni di polveri del periodo di osservazione sono risultati intorno ai 40 microgrammi/m3, dunque inferiori ai 50 microgrammi/m3 imposti dalle prescrizioni AIA e in netto miglioramento rispetto ai valori registrati in passato.

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La riduzione delle emissioni polverose nei Parchi Primari è anche frutto della collaborazione con Nalco, che ha messo a disposizione del Gruppo il know-how e l’esperienza maturata nel campo della sicurezza e della sostenibilità ambientale. In particolare, l’utilizzo combinato di prodotti ecocompatibili, il service specialistico e i sistemi di controllo perfettamente integrati con il monitoraggio continuo di ILVA e degli enti preposti, ha garantito risultati importanti nell’ambito delle attività di ambientalizzazione e bonifica che ILVA sta realizzando. 

La partnership con Nalco ha consentito, inoltre, di affinare e migliorare il protocollo di intervento sviluppato da ILVA e ARPA per minimizzare le emissioni determinate da condizioni atmosferiche particolarmente avverse, come pioggia e vento. In particolare, le attività svolte hanno consentito di:

  • ridurre le perdite incontrollate di materie prime, tra lo 0,5 e l’1%, (circa 7.600 ton/anno) secondo le stime, per effetto dell’erosione del cumulo dal vento e dall’acqua;
  • risparmiare circa 1.000 ton/anno di acqua;
  • ridurre l’uso e la movimentazione di agenti chimici, che sono stati più che dimezzati;
  • garantire una maggior resistenza della filmatura al fenomeno del “dilavamento”.

A seguito dei risultati positivi ottenuti, ILVA ha avviato lo studio di nuovi progetti congiunti con Nalco per estendere la tecnologia utilizzata dalla Società americana, la Nalco Dust Control, in altre aree dello stabilimento.

La rete di Biomonitoraggio

Nel 2013, ILVA ha avviato una rete di biomonitoraggio per rilevare la qualità dell’aria nelle aree limitrofe alla fabbrica di Taranto.

I risultati di dettaglio delle analisi di biomonitoraggio hanno mostrato valori in linea con quelli presenti nella letteratura scientifica specializzata.

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Questa attività è stata realizzata, su mandato della Società, da Enti e Università specializzati in questo tipo di analisi - tra i quali TerraData, Laboratorio Eco-Research, Centro di analisi CAIM, Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, DiSAAA-a dell’Università di Pisa, Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita, DISTAV dell’Università di Genova e Dipartimento di Economia Politica e Statistica, DEPS dell’Università di Siena – ed è stata successivamente validata da un comitato di revisione scientifica composto da professori provenienti da prestigiose Università italiane: Trieste, Siena, Cagliari e Bologna.

L’attività ha avuto i seguenti scopi: 

  • indagare le risposte di organismi biomonitor nei confronti di tre tipologie di inquinanti atmosferici (SO2 e NOx, metalli ed elementi in traccia e ozono troposferico);
  • rilevare la presenza di PCDD/F, IPA e PCB nei tessuti vegetali nelle aree limitrofe allo stabilimento ILVA di Taranto (piante di cavolo verde e aghi di pino);
  • definire i quartieri che rappresentano l’insieme delle aree potenzialmente impattate dallo stabilimento ILVA rispetto ad aree più lontane dalle fonti emissive. 

EMISSIONI DIFFUSE: Studi e sperimentazione della nuova Tecnologia (LiDAR) 

Una collaborazione con ENEA

ILVA nel 2015 ha avviato dei monitoraggi sperimentali per il miglioramento delle stime sulle emissioni diffuse all’interno dello stabilimento.

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ILVA ha intrapreso una collaborazione con ENEA nell’ambito della quale sono stati eseguiti monitoraggi sperimentali tramite l’utilizzo di tecnologia ottico spettrale (LiDAR), prototipo appositamente realizzato da ENEA nei propri laboratori, finalizzato al miglioramento della modalità di stima delle emissioni diffuse di polveri al tetto delle acciaierie. Le campagne di monitoraggio condotte hanno permesso di stimare il quantitativo di polvere diffusa emessa al tetto di ciascuna acciaieria durante il processo produttivo.

STUDIO PER LA VALUTAZIONE DELL'IMPATTO DELLE PRESE A MARE ILVA SUL MAR PICCOLO DI TARANTO

Effettuato dal CNR-IAMC Taranto con la collaborazione del Politecnico di Bari, DICATECh e del CNRISMAR Venezia

Lo studio ha avuto l’obiettivo di valutare l'eventuale impatto sul bacino del Mar Piccolo di Taranto dell’aspirazione acque da parte delle prese a mare dello stabilimento siderurgico di Taranto, con riferimento alla eventuale variazione del regime correntometrico, della salinità, del contenuto in ossigeno disciolto delle acque, nonché all’influenza sull’aspirazione di materiale particellare. L’impianto di aspirazione ILVA è in funzione dagli anni ’60 e convoglia all’interno dello stabilimento siderurgico acque di mare per gli impianti di raffreddamento.

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La strategia seguita per il raggiungimento degli obiettivi ha previsto:

  1. l’analisi di serie storiche di dati disponibili riguardanti le caratteristiche chimico-fisiche delle acque (salinità, ossigeno disciolto, contenuto in pigmenti clorofilliani);
  2. effettuazione di una nuova campagna di monitoraggio nel Mar Piccolo di Taranto per un aggiornamento sulle caratteristiche delle acque;
  3. utilizzo di modelli matematici, in collaborazione con il CNR-ISMAR Venezia e il Politecnico di Bari, Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica per la simulazione di scenari relativi alla influenza delle prese ILVA sui vari parametri oggetto di studio.

Lo studio ha fornito le seguenti principali indicazioni.

L’analisi delle medie annuali di salinità nel bacino ha mostrato, specialmente nel I Seno, un “incremento” di salinità, in particolare per le acque del I Seno (in superficie) e quelle del II Seno (sul fondo). Questi incrementi sarebbero legati a un richiamo di acque a maggiore salinità dal Mar Grande. Queste acque più dense, si stratificano sul fondo del I Seno, entrando poi anche nel II Seno.

Le simulazioni idrodinamiche tridimensionali hanno evidenziato variazioni medie sulle velocità di corrente non particolarmente intense da un punto di vista idrodinamico. Le direzioni prevalenti della circolazione generale non vengono modificate in modo significativo.

Per quel che riguarda la temperatura delle acque del Mar Piccolo, le variazioni osservate, con l’ausilio dei modelli matematici, sono risultate dell’ordine di 1 °C in aumento o in diminuzione a seconda della stagione considerata. L’acqua, richiamata dal Golfo per effetto delle prese a mare, provenendo da aree marine a profondità maggiore mantiene, a causa della elevata capacità termica, una temperatura più fredda in estate e più calda in inverno rispetto alle acque del Mar Piccolo che, soprattutto in superficie, si riscaldano o si raffreddano più velocemente. Si può ipotizzare, pertanto, un’azione “termoregolatrice” dell’acqua richiamata dal Golfo, sia in estate che in inverno. In estate si nota quindi dal modello una diminuzione della temperatura media del Mar Piccolo di circa 1 °C, mentre in inverno si osserva un aumento di temperatura della stessa entità.

Dalle simulazioni modellistiche annuali, la variabile maggiormente influenzata dalla presenza delle prese ILVA è risultata il “tempo di rinnovo” delle acque del bacino. In particolare, le simulazioni hanno evidenziato che il richiamo di acque dal Golfo favorisce il ricambio medio delle acque del Mar Piccolo diminuendo il tempo di ricambio da 3 a 4 giorni per il I Seno e fino a 8 per il II Seno. Inoltre, poiché l’acqua richiamata risulta più salata, quindi più densa rispetto all’acqua del bacino, il ricambio avviene con più rapidità sul fondo rispetto alla superficie. Questo effetto favorisce l’ossigenazione contrastando l’accumulo sul fondo di composti tossici (es. idrogeno solforato) che si originano per processi degradativi di materia organica in assenza di una sufficiente concentrazione di ossigeno nelle acque.