La storia di una grande vicenda industriale

La storia di ILVA affonda le proprie radici nel contesto economico e sociale che nel secolo scorso contribuì a trasformare l’Italia in una realtà ad alto tasso di industrializzazione. Una storia che è al contempo racconto della vicenda aziendale e cronaca del legame stretto con il Paese.

LE ORIGINI: DAL FERMENTO DI INIZIO ‘900 AL CONSORZIO ILVA

ILVA trae la propria origine dal complesso sistema di relazioni che le società del comparto siderurgico instaurano nel corso del primo decennio del ’900.  In quegli anni, infatti, si stabiliscono tra i vari centri produttivi delle diverse società rapporti di complementarietà e reciprocità di interessi che porteranno, nel 1905, alla nascita della Società Anonima Ilva e, nel 1911, del Consorzio Ilva, attraverso il quale le società Elba, Alti Forni, Fonderie e Acciaierie di Piombino, Ferriere Italiane, Siderurgica di Savona e Ligure Metallurgica, affidano a ILVA la gestione dei loro stabilimenti.

Questa nuova realtà industriale - costituita dai centri siderurgici di Portoferraio, Torre Annunziata, San Giovanni Valdarno, Bolzaneto e Sestri Ponente, Savona, Piombino e Bagnoli, ai quali si aggiungerà poco dopo quello di Prà - copre tutta la produzione nazionale di ghisa e il 58% della produzione di acciaio fuso.

LE 2 GUERRE: LA GRANDE ILVA E IL PASSAGGIO IN MANO PUBBLICA

Lo scoppio della guerra e il conseguente aumento del fabbisogno di prodotti siderurgici inducono le società del consorzio a stringere legami ancora più serrati. Nel 1918 si fonderanno in ILVA Alti Forni e Acciaierie d’Italia.

Tuttavia, la crisi del ’20, il conseguente crollo dei valori azionari e la contrazione della domanda inducono la Banca Commerciale Italiana, il maggior creditore dell’ILVA, a rilevarne la proprietà assieme a quella di numerose imprese siderurgiche minori. Ma una nuova crisi - quella del ’29 - è alle porte: quando si propaga anche in Italia, la Comit si vede costretta a smobilizzare i pacchetti azionari ILVA, che finiscono prima alla Sofindit e successivamente all’IRI, che ne diviene il principale azionista (1934). Nel frattempo, nel 1931, in seguito al tracollo finanziario della società Ferriere di Novi Ligure, l’ILVA aveva acquisito lo stabilimento di Novi.

Il 2 luglio 1937 l’IRI costituisce la Società Finanziaria Siderurgica - Finsider per meglio gestire il patrimonio economico e finanziario dell’ILVA e delle sue controllate e partecipate.

IL DOPOGUERRA: UNA NUOVA FASE DI ESPANSIONE CHE CULMINA NELL’ITALSIDER
ISTITUTO LUCE - Una nuova grande società

Dopo la guerra, l’IRI e la Finsider, nel contesto del piano Marshall, si impegnano a riparare i danni e a riconvertire la produzione alle nuove esigenze della società. In quegli anni, l’aumento del consumo interno dell’acciaio, trainato dalla ricostruzione e dall’industria automobilistica e propiziato dalla continua riduzione dei costi di produzione, ispira un vasto programma impiantistico, basato sulla costruzione del nuovo centro siderurgico di Taranto, sul complesso di laminazione a freddo di Novi Ligure e sul rinnovamento del centro di Bagnoli. 

ISTITUTO LUCE - La nascita dell'Italsider

Non solo, nel 1961, la fusione tra le due società leader in Italia, l’ILVA e la Cornigliano, inaugura un processo di aggregazioni che durerà per tutto il decennio e che porterà l’Italsider (la denominazione che assume la nuova società) a presentarsi come la maggior azienda siderurgica italiana e fra le prime in Europa. Nel 1968, la società registra un fatturato di oltre 554 miliardi di lire, con una produzione di 7,4 milioni di tonnellate di ghisa e 8,7 milioni di tonnellate d’acciaio, il 94% ed il 51% delle rispettive produzioni nazionali.  Un gigante che si affaccia agli anni ’70 con grande ottimismo, con previsioni produttive che vanno dai 9,7 milioni di tonnellate di ghisa agli oltre 11 milioni di tonnellate d’acciaio.

DAGLI ANNI ’70 AI GIORNI NOSTRI: LA CRISI E IL RITORNO AL PRIVATO

Queste previsioni, purtroppo, si rivelano errate. Nel 1975 la crisi del mercato dell’acciaio colpisce la Finsider e l’Italsider, già impegnate nello sforzo del raddoppio dello stabilimento di Taranto. Una situazione che non accennerà a migliorare nel decennio successivo. Negli anni ottanta, infatti, una nuova crisi del settore impone una drastica contrazione della produzione e dell’occupazione e l’avvio della privatizzazione di molte aziende del Gruppo. La situazione congiunturale negativa della seconda metà del 1980 provoca un drammatico peggioramento dei conti delle società, che infine, vengono messe in liquidazione. Al loro posto inizia ad operare una nuova società, denominata di nuovo ILVA, controllata dall’IRI.

Nel frattempo, l’acciaieria di Cornigliano era stata ceduta alla Cogea, di cui il gruppo Riva acquisirà presto il pacchetto di maggioranza. E’ il 1988. Pochi anni dopo, nel 1995, lo stesso Gruppo acquista anche l’ILVA, assumendo una posizione di leadership nel panorama europeo.  Tuttavia, la situazione sarebbe ben presto cambiata radicalmente.

GLI ANNI 2000: IL DIBATTITO AMBIENTALE E IL RIDIMENSIONAMENTO DELL’ATTIVITÀ

Negli anni più recenti la crescente sensibilità dell’opinione pubblica in tema ambientale alimenta il dibattito sulla nocività delle emissioni degli stabilimenti di Genova e Taranto, dibattito che culminerà con la chiusura dell’area a caldo di Genova, nel 2005, e al sequestro di quella di Taranto, nel luglio 2012. Tuttavia, pochi mesi dopo, il governo, disponendo il commissariamento dell’azienda, autorizza la ripresa dell’attività, nel rispetto dei vincoli imposti dall’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). Se sotto il profilo produttivo questo comporta un sensibile ridimensionamento dell’attività, tuttavia segna l’inizio di una fase di profonda ristrutturazione che lancia l’azienda verso un futuro sostenibile. 

Il resto è storia recente: dal 21 gennaio 2015 ILVA S.p.A. viene ammessa alla procedura in Amministrazione Straordinaria. Un anno dopo, a inizio 2016, si apre la procedura per il trasferimento degli asset aziendali attraverso un bando internazionale.

PRESENTE E FUTURO DI ILVA E DEL SETTORE

L’acciaio si conferma oggi al centro dei processi produttivi e continua a rappresentare un settore strategico per l’economia. Pur accelerando un processo di specializzazione della produzione, la crisi non ha intaccato una domanda che, a livello globale, cresce a ritmi molto sostenuti, grazie anche alle economie emergenti.

In questo contesto, l’intero settore siderurgico è chiamato a innovare, nel nome della flessibilità degli impianti e della sostenibilità ambientale, l’attività di produzione dell’acciaio.

ILVA ha già compiuto i primi passi in questa direzione, con la realizzazione di nuove linee produttive, l’ammodernamento di quelle esistenti e gli interventi per favorire la sostenibilità del processo produttivo, puntando, a livello di business, all’incremento della propria quota nei prodotti verticalizzati.