La nave Gemma tra Brasile e Italia: storia di mare e minerali

Alla scoperta della vita sull’ammiraglia dell’ILVA insieme al capitano Gaetano Minervini. Ecco le storie che una delle navi più grandi del mondo trasporta tra il Brasile e Taranto insieme alle materie prime da cui nasce l’acciaio del Gruppo.

Quanto sia distante il Brasile lo capisce solo chi ci arriva per mare. E non sono tanto l’orologio o il calendario a spiegartelo, ma la lontananza da casa che in mezzo al mare cresce mangiando chilometri. La senti crescere dentro. “Non è un lavoro per tutti, quello del marittimo” lascia brillare un po’ d’orgoglio tra le parole, il capitano Gaetano Minervini. “Fare selezione, soprattutto tra i giovani. All’inizio non è facile.” E infatti su Gemma, la nave del Gruppo ILVA che fa da spola tra l’Italia e il Brasile trasportando i materiali che alimentano la produzione dello stabilimento di Taranto, l’equipaggio è composto da persone con il salmastro nelle vene: “Veniamo da tutta Italia, ma tutti da città dove la tradizione marinara si respira. Napoli, Genova, Trieste, Bari: siamo 21 uomini cresciuti dove il mare è tradizione”.

La nave

Per quattro mesi all’anno, Gemma si trasforma nella loro quotidianità. “Diventa quasi una casa, un ambiente conosciuto, in cui crei le tue abitudini. Ci si abitua, anche se non ci si affeziona” il capitano parla con rispetto della vita su questa nave, che per cinque volte all’anno rimbalza tra Taranto e il Brasile (attracca in due porti sudamericani, Ponta da Madeira vicino Sao Luis nel NordEst del Paese e Porto de Tobarao, vicino a Vitoria).

“Gemma è la nave più grande registrata in Italia.

Quella con il più alto tonnellaggio d’Europa, una delle più grandi del mondo”

330 metri di lunghezza, 57 di larghezza, una capacità di carico record di 300mila tonnellate: la nave ammiraglia del gruppo ILVA dal 2012 è la più grande nave registrata in Italia, quella con il più alto tonnellaggio d’Europa e una delle più grandi del mondo. Nei cinque continenti, solo 10 porti hanno la capacità di accogliere questo gigante del mare, Taranto è uno di quelli.

Ed è proprio a Taranto che inizia e finisce ogni viaggio di Gemma e del suo equipaggio. “Siamo organizzati in tre squadre: Coperta, Macchine e Catering. Ciascuna ha precisi compiti e incarichi da rispettare” sintetizza così la vita di bordo, il capitano. “Ogni viaggio dura 30-40 giorni, considerando andata e ritorno.” Un sospiro, poi, a spiegare meglio: “A far la differenza, spesso, sono i tempi d’attesa nei trafficatissimi porti brasiliani. Una volta in navigazione, la Gemma è veloce”.

La vita di bordo

“L’equipaggio, composto da 21 persone, è organizzato in tre squadre, ciascuna con i propri compiti.”

Dicono i libri che la felicità, di fronte il mare, sia un pensiero semplice. In mezzo al mare, però, non è sempre così. Quando navighi a lungo e le onde sono il tuo principale orizzonte – e a ciascun membro dell’equipaggio della Gemma accade almeno due volte l’anno – la felicità è una questione di pazienza. Bisogna essere capaci di costruirsela.

Oggi tutto è più facile” è l’esperienza del capitano di lungo corso che fa sorridere Gaetano. “Internet, le connessioni satellitari hanno facilitato tutto. Un tempo per rimanere in contatto con casa scrivevo le lettere, oggi possiamo vederci, così è più facile. Si lavora meglio.” 

E poi su Gemma le giornate non sono solo lavoro. L’ammiraglia ILVA ha spazio anche per lo svago, con locali destinati all’intrattenimento, una palestra, una libreria. “Per far passare il tempo organizziamo tornei tra noi: carte, ping-pong, calcio balilla. Per svagarci, va bene ogni attività che possa essere fatta al chiuso. Al chiuso, perché se per esempio giocassimo a calcetto all’aperto non basterebbero i palloni!” ride il comandante, lasciandoci sbirciare la vita di ciurma.

Storie di uomini e minerali

“Il mare richiede dedizione e pazienza.
Come la realizzazione dell’acciaio.”

Ed è così che la storia del minerale da cui nasce l’acciaio di ILVA si intreccia con quelle degli uomini che lo accompagnano, viaggiando tra l’Italia e il Brasile. 

Un percorso che richiede pazienza, dedizione e attenzione, proprio come la fabbricazione dell’acciaio. 

In mare, bisogna calcolare tutto. Per evitare di ritrovarsi faccia a faccia con un ciclone, per esempio, è beneosservare tutti i dati che ti arrivano dalle strumentazioni e poi raccoglierli, interpretarli. E poi decidere” parole che sono una lezione di vita da capitano. “A chi naviga non possono sfuggire i dettagli, tutti quei piccoli particolari che uniti tra loro raccontano una storia.

Dicono tutti che i marinai sono dei grandi raccontatori di storie, forse è perché il mare a insegnargliele.

LA PERSONA

Gaetano Minervini è nato a Molfetta (Ba) l’11 aprile 1960.

Lavora sulle navi del gruppo ILVA dal 1990 e dal dicembre 2012 è uno dei capitani che si alternano al comando dell’ammiraglia della flotta, la nave Gemma.

Due volte l’anno, viaggia tra Taranto e il Brasile, presidiando dal ponte di comando le attività di bordo e la navigazione.

Della vita di mare dice: “Non è sempre facile, ma sa dare soddisfazione. Ti insegna a ragionare in maniera differente: è solo vedendo da vicino le realtà differenti che puoi capirle. E viaggiare per mare mi ha fatto conoscere il mondo come non avrei potuto”.

In quasi 30 anni di mare, tra onde e cicloni, ha vissuto e imparato molto, soprattutto quanto sia particolare il mestiere di capitano: “Il capitano ha compiti e doveri precisi. Sei responsabile della nave, del carico e dell’equipaggio. Sei responsabile della tua e della loro vita.”

Gaetano è sposato e ha due figli. Giuseppe, il primogenito, è allievo ufficiale di macchina sulle unità minori della flotta ILVA Servizi Marittimi.

Il luogo

La nave Gemma è l’ammiraglia della flotta del Gruppo ILVA, composta anche da 4 spintori e 8 chiatte.

Costruita nel 2012, con i suoi 330 metri di lunghezza e i 57 di larghezza massima, è la nave più grande registrata in Italia e per tonnellaggio è la più grande d’Europa.

Per 5 volte l’anno viaggia tra Taranto e il Brasile, dove carica i minerali necessari alla produzione dell’acciaio ILVA.

L’equipaggio è composto da 21 persone, suddivise in tre squadre (Coperta, Motori e Catering). A bordo, nonostante la strumentazione all’avanguardia che permette ottimi livelli di automazione, le attività non si fermano mai.