Quando il lavoro è un’arte

Vittorio Cazzato racconta come si diventa esaminatori di navi: dall’“arte dello stivaggio”, ovvero i metodi di caricamento delle navi, all’accettazione e alle verifiche di idoneità delle imbarcazioni che attraccano alle banchine gestite da ILVA presso lo stabilimento di Taranto

Una nave nel porto è una nave al sicuro, ma non è per questo che le navi sono state costruite, scriveva l’americano John Augustus Shedd. Ne sa qualcosa il tecnico portuale Vittorio Cazzato, che in un porto molto speciale lavora da anni e ad oggi di navi ne ha esaminate con cura più di 4.500, provenienti e in partenza da e per tutto il mondo.

Vittorio ha 40 anni e lavora in ILVA da circa 16 anni. È un tecnico specializzato presso il 5° e il 3° “sporgente”, due dei quattro moli del porto di Taranto direttamente gestiti in concessione dal Gruppo ILVA. "Ho studiato da geometra e ho lavorato per uno studio che si occupava di igiene e sicurezza sul lavoro, ma da giovanissimo sono entrato qui e non sono più andato via. Conoscevo benissimo le navi, la loro struttura era la mia passione. Sono stato assunto anche grazie al fatto che ho seguito diversi corsi di inglese tecnico. È molto importante parlare inglese per chi fa un lavoro come il mio, perché hai a che fare con armatori, comandanti e persone che arrivano da tutto il mondo"

A Taranto, terminale strategico per i traffici verso il Medio, il Vicino Oriente e con i Paesi del Mar Nero, ILVA gestisce in concessione un totale di 4589 metri di banchine. Qui possono ormeggiare navi fino a 400mila tonnellate di stazza. Solo nel 2015 dal porto dell’ILVA si sono mossi 20 milioni di tonnellate di materiali, tra i quali prodotti lavorati e finiti, come i coils e le lamiere.

"Tutte le navi che ho esaminato le ho valutate attraverso una fase preliminare di accettazione tecnica, idoneità all’ormeggio e a ricevere il carico di prodotti e in che modalità". Un lavoro, quello di Vittorio, di grande responsabilità, che lo ha portato negli anni ad apprendere anche ciò che lui definisce “arte dello stivaggio”, in tutta la sua complessità. Ci sono circa 300 operatori nel settore di imbarco prodotti finiti, suddivisi in turni e in gruppi che lavorano per caricare le navi.

"Conosco bene le navi dal punto di vista tecnico e preparo il piano di stivaggio preliminare, dando le giuste indicazioni ai comandanti e al personale operativo affinché tempi e regole vengano rispettati"

Le navi - noleggiate da ILVA o dal cliente a seconda del contratto stipulato - devono essere semplici e permettere che il carico possa essere sistemato velocemente e in modo sicuro.
Sulle banchine arrivano anche le “bramme”, i semilavorati di acciaio a sezione rettangolare, spedite dai clienti per essere lavorate.
ILVA si occupa della lavorazione e della trasformazione di questo materiale che, una volta lavorato, viene trasformato in rotoli di acciaio e inviato nuovamente al cliente, oppure tramite il cliente ai compratori.

Le problematiche da affrontare al porto sono diverse: la documentazione a bordo deve essere perfettamente in regola, le navi non possono entrare in porto se non rispettano determinati criteri, la stessa regola vale per le merci che non vengono caricate e spedite.

Tutto deve essere organizzato alla perfezione.

Efficienza e tempi nella logistica sono tutto: rispettare i termini contrattuali è fondamentale affinché azienda e cliente possano lavorare con soddisfazione reciproca senza incorrere in ritardi nelle spedizioni.

Di precisione e di attenzione Vittorio ne ha da vendere, perché una giornata come tante può trasformarsi in una sfida complessa. "Era il 22 maggio del 2012. Stavo verificando una nave che imbarcava tubi al molo, con delle capacità di carico importanti e con destinazione Rotterdam. Visto il grosso numero di tubi di diverse dimensioni da spedire, la nostra Logistica aveva deciso di procedere con le spedizioni via mare utilizzando il carico disposizione sulla nave e, per il residuo su un’altra nave". Solo che Vittorio non è soddisfatto, il Gruppo stava attraversando un periodo difficile, e lui sente che deve ingegnarsi per far sì che l’intera commessa sia spedita in un colpo solo, con notevoli vantaggi economici e di tempo. "Dei 100 tubi complessivi, ne rimanevano fuori 80 – racconta – e l’unica chance era incrementare gli strati in coperta con una nuova massa di tubi nella parte rastremata di prua, che però non era ben predisposta strutturalmente". Ma la caparbietà e la passione per il suo lavoro non lo hanno fermato davanti a queste difficoltà. Il tecnico interpella così una ditta specializzata nella saldatura e studia il giusto metodo per colmare i vuoti, creando dei sostegni adatti per poter reggere la parte estrema dei tubi fuoriuscenti dai portelloni, senza compromettere la sicurezza della navigazione. «Passarono alcuni giorni e finalmente il 30 maggio la nave andò via con tutta la commessa». Un risultato importante sia per Vittorio sia per ILVA.

Il ruolo del tecnico negli anni è cambiato, cresciuto.

"Il mio lavoro si è andato concentrando sui rapporti con le agenzie marittime, con gli enti e con i periti, occupandomi degli aspetti amministrativi e contrattuali".

Ma se c’è un danno a una delle navi, è sempre il lui che ne se occupa: a quel punto va chiamato il perito, e tutti insieme salgono a bordo a discutere con il comandante della nave.

La routine di Vittorio è di non avere routine. "La mia quotidianità è atipica, risolvo problemi. Ogni giorno è diverso. Comincio alle 8 e finisco solo quando sono sicuro di aver portato a termine il mio lavoro. Le nostre banchine funzionano sempre, anche se il carico di lavoro è soggetto a oscillazioni".

La soddisfazione più grande? Ricevere i complimenti dagli armatori di tutto il mondo per il lavoro svolto e sapere che le navi viaggiano cariche affrontando i mari senza incorrere in problemi.

La persona
Vittorio Cazzato

Vittorio Cazzato, 40 anni, è di Taranto e lavora all’ILVA dal 2001. È entrato in azienda da giovanissimo. Il porto è la sua vita.

È un tecnico, impiegato nella logistica marittima portuale. Si occupa di accettazione delle navi e gestione di eventuali problematiche sia all’arrivo sia alla partenza. Gestisce gli aspetti amministrativi e contrattuali e di consuntivazione delle prestazioni di ditte terze in ambito navale, ha rapporti con le agenzie marittime, con gli enti esterni e con i periti, e la gestione dei danni nave. La struttura delle navi è sempre stata la sua passione.
Del suo lavoro dice: "È complesso, è stimolante perché ogni giornata è diversa dall’altra. Siamo competitivi, il nostro personale è preparato e i nostri standard sono elevati, il nostro porto è al livello di quelli olandesi, se non più"

Il luogo

A Taranto, i due moli utilizzati da ILVA per spedire la merce ai propri clienti sono il 3° e il 5° sporgente.
Attraverso il 3° sporgente, a est del porto, dove lavorano 135 operatori, nel 2016 è transitato materiale per 1.900.000 tonnellate, tra quello arrivato e spedito. Al 5° sporgente, molo a ovest, lavorano 182 operatori. Qui nel 2016 il volume del traffico merci ha raggiunto 3.100.000 tonnellate di materiale spedito e arrivato.