Il Decatreno di Novi Ligure compie 25 anni

L’impianto che ha migliorato il lavoro, sia in termini produttivi che di sicurezza, è stato avviato nell’ottobre del 1992

“Ci credevano in pochi. Sì, perché non era pensabile vedere un rotolo uscire da un macchinario, fatto e finito, senza che nessuno ci avesse – letteralmente - ‘messo le mani’ sopra”. Sono passati esattamente 25 anni e Andrea Pestarino, capo turno al Decatreno, ricorda bene quel periodo. Era l’ottobre del 1992 e nello stabilimento di Novi Ligure veniva avviato per la prima volta il Decatreno. “Avevo iniziato a lavorare in ILVA da appena un anno. Quando è partito il Decatreno, io ero addetto record, operavo nella postazione in prossimità del punto in cui escono i rotoli che, dopo l’ispezione, vengono legati ed etichettati. Dal 2005 sono capo turno”. 


“Ci credevano in pochi. Sì, perché non era pensabile vedere un rotolo uscire da un macchinario,
fatto e finito, senza che nessuno ci avesse – letteralmente - ‘messo le mani’ sopra”

Il Decatreno di Novi Ligure è destinato alla produzione dell’acciaio per il settore automotive, quello a più alto valore aggiunto. Ce lo racconta il responsabile dell’impianto, Roberto Ravera: “Il nostro Decatreno ci permette di lavorare rotoli larghi fino a 1.840 mm, ossia la misura massima che si può produrre. Questo ci permette di sfruttare al meglio i nostri impianti”. 

Durante l’avvio di un nuovo impianto, si possono verificare piccoli inconvenienti, è normale, ma nessuno, quel giorno, si è fatto sorprendere: “Non riuscivamo a portare il rotolo allo spessore necessario. Poi, grazie ai colleghi laminatori che per anni avevano lavorato manualmente il prodotto siamo riusciti a risolvere il problema e iniziare la lavorazione a ciclo continuo. Dove non arriva la tecnologia arrivano gli artigiani più esperti, è proprio un bell’esempio di come si possono coniugare tecnologia e innovazione con l’esperienza umana”.

"Il Decatreno ci permette di lavorare rotoli larghi fino a 1.840 mm,
ossia la misura massima che si può produrre."

Quando tutto inizia a funzionare per bene, la meraviglia dei lavoratori è incontenibile: “Fra i colleghi più anziani c’era molto scetticismo. Secondo loro la lamiera non poteva muoversi verso l’alto per poi girare in un secondo aspo. In pochi ci credevano, ma quando abbiamo visto per la prima volta la macchina tagliare la lamiera e lavorare in automatico, è stata una meraviglia per tutti”.

Nella vetrata di un ufficio posto davanti al Decatreno vediamo un grande foglio bianco, dove a caratteri cubitali, con l’alternanza dei colori della bandiera italiana, c’è scritto: “The Big One”. Sotto si vede una data: 26 marzo 2012, il “Daily Production Record”. Quel giorno, il Decatreno di Novi Ligure, ha prodotto 10.306 tonnellate d’acciaio laminato, un record a cui tutti gli operai tengono particolarmente: “Quel giorno io c’ero”, racconta Rocco Paolo, tecnico del decatreno che segue tutto il processo produttivo, anche a livello qualitativo. Mentre ne parla, Rocco sorride, ricordando quella “storica” giornata, di cui è orgoglioso, come i suoi colleghi: “Non è stato facile, ma alla fine abbiamo superato tutti i piccoli intoppi e abbiamo raggiunto il record, il nostro Big One. Dopo? Ovviamente abbiamo festeggiato”.

26 marzo 2012: il Decatreno di Novi Ligure ha prodotto 10.306 tonnellate d’acciaio laminato.
“Quel giorno io c’ero” racconta Rocco Paolo.


Continuando il nostro tour, Roberto ci guida all’interno di uno dei pulpiti del Decatreno: “Questa è la sala di controllo del treno di laminazione. Qui vengono controllate le forze utilizzate dall’impianto, gli spessori e la forma del prodotto in lavorazione. E’ tutto sotto controllo: se c’è un problema, lo risolviamo dal pulpito stesso o, se necessario, intervenendo direttamente sulla linea”. Dal pulpito vengono monitorati anche i due aspi svolgitori, che consentono all’impianto di lavorare due rotoli uno dopo l’altro, senza interruzione. Una vera rivoluzione, pensando al lavoro che veniva svolto prima del 1992: “Prima era tutto manuale – ci spiega Andrea – e i rotoli venivano inseriti nei vari macchinari manualmente. Adesso la tecnologia ci aiuta molto”. 

"Prima gli operatori lavoravano a 10 centimetri dalla lamiera, con tutti i rischi del caso. Oggi, è tutto molto più sicuro"

Aumenta la produzione e aumenta anche la sicurezza: “In passato il lavoro era esclusivamente fisico, adesso ci vuole uno studio diverso, perché è tutto tecnologicamente più avanzato e di manuale c’è poco. Prima gli operatori lavoravano a 10 centimetri dalla lamiera, con tutti i rischi del caso. Oggi, è tutto molto più sicuro. Anche i materiali utilizzati erano più pericolosi. Con il nuovo Decatreno, ad esempio, è stato creato un nuovo sistema di decapaggio che utilizza l’acido cloridrico anziché l’acido solforico, quest’ultimo decisamente più pericoloso”.

È ora di rimettersi a lavorare. Andrea si gira, indossa le cuffie antirumore e torna in postazione. L’appuntamento per i festeggiamenti è rimandato alla sera.”